Recensione Dai tuoi occhi solamente di Francesca Diotallevi – Neri Pozza

Questi istanti io li rubo. Li porto via a quelli che, in fondo, non sanno che farsene di quei frammenti di vita destinati a dissolversi nel momento stesso in cui accadono. Custodisco storie che le persone non sanno di vivere.

IMG_3015Come una fotografia, potente, evocativa e struggente, così è stata la vita di Vivian Maier, una delle fotografe più talentuose del XX secolo, rimasta nell’ombra per tantissimi anni insieme a chilometri di pellicola mai sviluppata e venuta alla luce casualmente dopo la sua morte.
Francesca Diotallevi nel suo ultimo libro “Dai tuoi occhi solamente” ha ricostruito sotto forma di romanzo la vita di Vivian Maier avendo a disposizione davvero poche fonti storiche eppure è riuscita a restituirci il ritratto veritiero e commovente di una donna straordinaria.
Un padre inesistente, un fratello mascalzone e un rapporto conflittuale e violento con la madre sono il contesto familiare di Vivian al quale si aggiunge un’infanzia fatta di abusi sessuali e povertà.
Nonostante questo incredibile bagaglio di sofferenze, Vivian riesce a sopravvivere e a crearsi un’esistenza come bambinaia. La sua è una vita vissuta nell’ombra a osservare l’esistenza degli altri  e a catturarne pochi preziosi istanti attraverso la sua macchina fotografica, una Rolleiflex che diventa la sua unica amica e compagna di vita.
La passione per la fotografia le è stata trasmessa da bambina da Jeanne, un’amica della nonna con la quale Vivian e sua madre Marie hanno convissuto per un breve ma determinante periodo della sua vita.

Per Vivian il passato era una stanza di specchi e ombre, di riflessi che le restituivano, incessantemente, il volto delle donne che l’avevano plasmata; una su tutte, sua madre. La sua ombra incombeva ancora su di lei, sebbene da anni avesse cercato, in tutti i modi, di lasciarsela alle spalle. Tutta la sua vita era una fuga da colei che, per paradosso, le aveva insegnato a fuggire.

IMG_2769Jeanne pur nella sua fragilità è la figura materna che Vivian non ha mai avuto, l’unica persona che abbia mai creduto in lei e che le abbia voluto bene oltre a sua nonna Eugénie, altra figura femminile fondamentale per Vivian.
L’affetto di Jeanne e di Eugénie non sono sufficienti  a colmare il vuoto d’amore lacerante di una madre violenta e aggressiva il cui rapporto controverso ha spinto Vivian a condurre una vita nell’oscurità quasi al limite dell’emarginazione sociale.
Di tutta la storia, l’aspetto che mi ha colpito di più è il rapporto di Vivian con la fotografia e con la sua Rolleiflex.
IMG_2885La sua capacità di osservazione e di catturare attimi di vita quotidiana, scene crude di derelitti che popolano le strade di New York: questi sono i soggetti preferiti di Vivian.
La cosa incredibili è la grandissima quantità di fotografie mai sviluppate che sono venute alla luce in maniera del tutto casuale dopo la sua morte e che hanno svelato un talento nascosto, una voce potente rimasta inespressa e oscurata dalla mediocrità della vita quotidiana.
Un momento fondamentale per la vita di Vivian è quando diventa la bambinaia dei figli di un noto scrittore di successo che sta vivendo un blocco dello scrittore.
Ho apprezzato molto l’amicizia travagliata tra Vivian e Frank e la difficoltà psicologica di Vivian nel trovarsi di fronte ad uno spirito “affine”…

Io ti capisco, Vivian.
Vivian scosse la testa, risoluta.
E’ così, invece. Dormo sul medesimo letto di spine. Cammino tra gli stessi vetri rotti. Io ti vedo, Vivian. Le vedo, le tue stanze buie.

Lo stile narrativo è splendido, scorrevole e avvincente. Di Francesca Diotallevi avevo già apprezzato “Dentro soffia il vento” e con “Dai tuoi occhi solamente” si conferma una delle mie autrici italiane preferite di sempre!

Non tutte le storie sono storie d’amore, non tutte le storie hanno un lieto fine. La mia è la storia di chi ha vissuto attraverso le storie degli altri, di chi ha visto tutto senza mai essere vista. La mia è la storia di un’ombra.

Consigliatissimo!

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Le foto di questa recensione sono coperte da copyright © 

Trama: New York, 1954. Capelli corti, abito dal colletto tondo, prime rughe attorno agli occhi, ventotto anni, Vivian ha risposto a un’inserzione sul New York Herald Tribune. Cercavano una tata. Un lavoro giusto per lei. Le famiglie l’hanno sempre incuriosita. La affascina entrare nel loro mondo, diventare spettatrice dei loro piccoli drammi senza esserne partecipe, e osservare la recita, la pantomima della vita da cui soltanto i bambini le sembrano immuni.
IMG_2829La giovane madre che l’accoglie ha labbra perfettamente disegnate con il rossetto, capelli acconciati in onde rigide, golfini impeccabili. Dietro il suo perfetto abbigliamento, però, Vivian sa scorgere la crepa, il muto appello di una donna che sembra chiedere aiuto in silenzio. Del resto, questo è il suo lavoro: prendersi cura della vita degli altri.
L’accordo arriva in fretta. A lei basta poco: una stanza dove raccogliere le sue cose; una città, come New York, dove potere osservare le vite incrociarsi sulle strade, scrutare mani che si stringono, la rabbia di un gesto, la tenerezza in uno sguardo, l’insopportabile caducità di ogni istante. Ed essere, nello stesso tempo, invisibile, sola nel mare aperto della grande città, a spingere una carrozzina o a chinarsi per raddrizzare l’orlo della calza di un bambino.
Scrutare i gesti altrui e guardarsi bene dall’esserne toccata: questa è, d’altronde, la sua esistenza da tempo. Troppe, infatti, sono le ferite che le sono state inferte nell’infanzia, quando la rabbia di un gesto – di sua madre, Marie, o di suo fratello Karl, animati dalla medesima ira nei confronti del mondo – si è rivolta contro di lei.
Sola nella camera che le è stata assegnata, Vivian scosta le tende dalla finestra, lancia un’occhiata al cortiletto ombroso e spoglio nel sole morente di fine giornata, estrae dalla borsa la sua Rolleiflex e cerca la giusta inquadratura per catturare il proprio riflesso che appare contro l’oscurità del vetro.
È il solo gesto con cui Vivian Maier trova il suo vero posto nel mondo: stringere al ventre la sua macchina fotografica e rubare gli istanti, i luoghi e le storie che le persone non sanno di vivere.
Dopo Dentro soffia il vento, Francesca Diotallevi dà un’ulteriore prova del suo talento con uno struggente, autentico romanzo sulla vita di una delle grandi artiste “invisibili” del XX secolo: Vivian Maier, la “tata che ha cambiato, con dedizione silenziosa, la storia della fotografia” (Vanity Fair).

Mary Watson

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2 risposte a "Recensione Dai tuoi occhi solamente di Francesca Diotallevi – Neri Pozza"

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