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Recensione Il problema finale di Arthur Conan Doyle -Einaudi

Il martedì di Sherlock Holmes

Le assicuro, caro amico, che se si potesse scrivere un resoconto particolareggiato di questa silenziosa competizione, esso costituirebbe il più brillante esempio di duello ad armi pari nella storia dell’investigazione poliziesca.

“Il problema finale” è l’ultimo racconto di Arthur Conan Doyle della raccolta “Le memorie di Sherlock Holmes” che ho letto nell’edizione Einaudi. Pubblicato la prima volta nel 1893 sullo Strand Magazine, questo racconto fece molto scalpore suscitando l’indignazione e la rabbia dei lettori, perchè Conan Doyle decise che questa sarebbe stata l’ultima avventura di Sherlock Holmes. L’autore lo fece uscire di scena in grande stile: Sherlock Holmes e il suo acerrimo nemico il Professor Moriarty durante una colluttazione precipitano avvinghiati nelle cascate di Reichenbach in Svizzera e i loro corpi non vennero ritrovati…

Narrato come sempre in prima persona dal dottor Watson, ho trovato questo racconto semplicemente perfetto! Dall’incipit al ritmo narrativo con uno Sherlock Holmes in ottima forma tra travestimenti e la rocambolesca fuga in treno fino al grandioso epilogo!

Certo è facile per noi oggi apprezzare questo racconto quando sappiano che Holmes non morirà davvero e che anche dopo avere letto tutto il Canone ci aspettano fiumi di inchiostro di storie di apocrifi che continueranno a tenere vivo il detective più amato di sempre, ma immagine che colpo sia stato per i lettori dell’epoca pensare che l’autore abbia deciso di farla finita con Holmes!

Anche per Conan Doyle non deve essere stata una scelta facile decidere di far morire il personaggio che lo ha consacrato come uno dei migliori giallisti di sempre e credo che se è vero che il dottor Watson rappresenta il suo alter ego, l’incipit di questo racconto esprime bene il suo stato interiore:

E’ col cuore gonfio che prendo in mano la penna per scrivere queste che saranno le ultime parole con cui ricorderò i particolari talenti che rendevano unico il mio amico Sherlock Holmes.

In questo racconto conosciamo per bene James Moriarty, descritto direttamente da Sherlock Holmes come il Napoleone del crimine, un tale genio della matematica da essere ritenuto l’unico uomo al mondo con un’intelligenza tale da tenere testa allo stesso Sherlock Holmes!

E’ evidente che Holmes e Moriarty sono due facce della stessa medaglia: Sherlock paladino della giustizia e del bene e il Professore come massimo esponente del male, il burattinaio che tira i fili di un’imponente organizzazione criminale!

Una fine geniale quella creata da Doyle che gli ha permesso di riportare Sherlock Holmes in vita, cedendo alle pressioni del pubblico e degli editori, nel racconto “L’avventura della casa vuota”, prima storia della raccolta “Il ritorno di Sherlock Holmes”.

Tra “Il problema finale” e “L’avventura della casa vuota” passano idealmente tre anni: cosa avrà fatto nel frattempo il dottor Watson? Scommetto che il Dottore non si è mai rassegnato di fronte alla presunta morte di Sherlock Holmes e francamente anche io non sono ancora pronta a dire addio a Sherlock Holmes!

Parafrasando una frase di Leigh Bardugo: “No Mourners, No Funerals. Another way of saying Good Luck”.

Mary Watson

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